C’è sempre una buona occasione per visitare Roma. Ma quest’anno esiste un motivo in più per programmare qualche giorno nella Città Eterna: il Giubileo. Un evento straordinario che tocca il cuore dei cristiani, ma che non può lasciare indifferente nemmeno chi professa un’altra fede e persino chi è agnostico. Il Giubileo attira milioni di pellegrini da tutto il mondo e offre la possibilità di ricevere l’indulgenza dei peccati. Camminare per le strade della Capitale, tra i templi antichi e le chiese sontuose, è sempre un viaggio affascinante attraverso secoli di storia, cultura, spiritualità. Soprattutto se la visita della città si concentra sui monumenti simbolo della religione cattolica, tappe obbligate per chi arriva a Roma desideroso di rinnovare le proprie convinzioni ultraterrene.
Fu Bonifacio VIII nel 1300 a indire il primo Giubileo, chiamato anche «Anno Santo». La cadenza dell’evento è cambiata nel corso dei secoli: all’inizio si celebrava ogni 100 anni; poi nel 1343 Clemente VI decretò che si tenesse ogni 50 anni. E nel 1470, sotto Paolo II, si passò a 25 anni. Ci sono però anche Giubilei straordinari che possono essere indetti in particolari occasioni dal papa. Per esempio nel 1933 Pio XI aveva voluto ricordare l’anniversario della Redenzione; e nel 2015 papa Francesco aveva aperto l’Anno della Misericordia. Diverso è stato anche nel corso del tempo il modo di celebrarlo: in origine per ottenere il perdono dei peccati bisognava visitare le Basiliche romane di San Pietro e di San Paolo. Successivamente si sono aggiunte altre pratiche necessarie per ottenere l’indulgenza, come il passaggio in ginocchio attraverso le Porte Sante. Si tratta di porte che si trovano nelle quattro basiliche maggiori (San Paolo fuori le Mura, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Pietro), e che vengono aperte soltanto durante i Giubilei. Le basiliche maggiori, dette anche basiliche papali, sono quelle in cui si trova un altare dove soltanto il Papa può celebrare l’Eucarestia. Si tratta quindi delle chiese cattoliche di rango più alto. In questo Giubileo 2025 le porte sante sono state però cinque. Papa Francesco ha voluto infatti aggiungerne un’altra fortemente simbolica: quella del carcere di Rebibbia.
Il percorso che collega le quattro basiliche è lungo circa 11 chilometri, e passa attraverso alcuni dei luoghi più iconici di Roma. Ecco perché può essere interessante programmare una visita della città proprio seguendo questo itinerario. Il punto di partenza è la chiesa di San Paolo fuori le Mura, un edificio che sul finire del ‘700 aveva lasciato a bocca aperta Goethe durante il suo viaggio in Italia. L’origine di questo santuario è immediatamente successiva all’Editto di Costantino. Papa Silvestro consacrò la chiesa di San Paolo nel 330 circa. La basilica, che fu ampliata nel corso degli anni per accogliere un numero sempre crescente di devoti e pellegrini, a metà dell’800 si trasformò nell’attuale imponente edificio in stile neoclassico. Restano però visibili le tracce architettoniche delle diverse epoche: paleocristiane, bizantine, gotiche, rinascimentali. E soprattutto resta in parte visibile, dopo una serie di lavori effettuati nel 2006, la tomba dell’apostolo Paolo, presso cui è possibile sostare in preghiera. Dalla basilica di San Paolo fuori le Mura, si percorre poi la via Ostiense per un paio di chilometri. Si svolta a destra su viale Giotto e si raggiungono le Terme di Caracalla, uno dei complessi termali più grandi e meglio conservati di tutta l’antichità. Anche se oggi è visibile solo in piccola parte la decorazione originaria (colonne di marmo, pavimentazione in marmi colorati orientali, mosaici di pasta vitrea, stucchi dipinti e statue), il complesso ha un fascino unico. Tanto da essere uno dei siti italiani più visitati.
Lasciando poi gli stabilimenti di Caracalla, si percorre via dell’Amba Aradam fino a raggiungere la seconda delle basiliche maggiori: san Giovanni in Laterano. La porta santa è l’ultima a destra sotto il portico. È stata la prima ad essere aperta nella storia dei Giubilei, durante l’Anno Santo del 1423. Fu papa Martino V a individuare nell’atto dell’attraversamento della porta quello che divenne da allora il segno per eccellenza del pellegrinaggio giubilare: varcare questa soglia, che rappresenta Cristo, significa accogliere il dono della sua grazia. Solo parecchi anni più tardi, nel Natale del 1499, papa Alessandro VI istituì l’apertura della porta santa anche in San Pietro. Come san Paolo fuori le Mura, questa basilica ha origini molto antiche. Fu eretta in epoca costantiniana, e conserva di quei tempi due colonne del ciborio.
Una peculiarità di questa chiesa è senza dubbio la presenza al suo interno della Scala Santa, che rappresenta un’altra tappa irrinunciabile per i pellegrini giubilari. Si dice che la Scala in questione si trovasse un tempo nel Pretorio di Ponzio Pilato, e fosse macchiata del sangue di Gesù. La Scala, che può essere salita soltanto in ginocchio, si compone di 28 gradini in marmo bianco ricoperti, sotto il pontificato di papa Innocenzo XIII, di legno di acero in modo da prevenirne l’usura. La Scala Santa non può essere salita da turisti, ma solo da fedeli in preghiera e in perfetto silenzio. Bisogna prenotarsi perché l’accesso è limitato. Una volta usciti da San Giovanni in Laterano, che si trova più o meno a metà del percorso, si prende via Merulana e si cammina per circa un chilometro. Si costeggia il parco al cui interno si trova la Domus Aurea, la reggia voluta da Nerone dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma. La spettacolare «Casa d’oro» era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne, oltre che da un lago artificiale.
Il complesso comprendeva tra l’altro bagni, sale per banchetti, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. Ancora avanti lungo via Merulana, e si raggiunge la basilica papale di Santa Maria Maggiore. La porta santa qui si trova sul lato sinistro del portico, ed è un’opera in bronzo eseguita nel 2000. Dalla sommità del colle Esquilino, la chiesa domina da ben 16 secoli la città. Santa Maria Maggiore è l’unica tra le principali basiliche paleocristiane di Roma ad aver mantenuto intatto il suo aspetto originario. Il colonnato in marmo cipollino proviene da magazzini antichi e da edifici di culto pagani demoliti in età cristiana. La basilica custodisce la più importante icona mariana: un’immagine attribuita a san Luca, patrono dei pittori, chiamata Salus Populi Romani. Si tratta di una Madonna con il Bambino dipinta su una tavola di cedro. La basilica, che custodisce anche le spoglie di san Mattia e san Girolamo, ha al suo interno un altro «tesoro»: la cosiddetta Sacra Culla. Vale a dire i resti di una mangiatoia (cinque asticelle in legno di sicomoro) in cui si dice fosse stato adagiato il Bambino Gesù appena nato. Se gli scettici possono mettere in dubbio l’autenticità di questa reliquia, è invece storicamente accertato il fatto che in Santa Maria Maggiore fu celebrata per la prima volta la Messa della notte di Natale (probabilmente durante il pontificato di Sisto III, tra il 432 e il 440). Da Santa Maria Maggiore si prende infine via Panisperna e si procede per circa tre chilometri in direzione di Città del Vaticano. Dove si arriva passando per piazza Navona (da non mancare) e dopo avere attraversato il Tevere.
La basilica di san Pietro, ultima e magnifica tappa di questo itinerario, è il cuore della cristianità e la più grande delle quattro basiliche papali. Ed è anche uno dei simboli della città di Roma, che domina con la sua spettacolare cupola. Impressionante la piazza antistante l’edificio, con i colonnati semicircolari che paiono cingere in un grande abbraccio la chiesa e nello stesso tempo i fedeli che si avvicinano. La basilica originaria fu fatta edificare da papa Silvestro e dall’imperatore Costantino sul luogo di sepoltura dell’apostolo Pietro. Oggi la tomba del santo si trova sotto l’altare maggiore. La porta santa di questa chiesa, protetta da un muro che viene smantellato nei giorni precedenti l’inizio del Giubileo, è in genere la prima ad essere aperta, e la cerimonia dà ufficialmente il via all’Anno Santo. Il prossimo 6 gennaio, alle 10 del mattino, verrà nuovamente sigillata la porta santa di San Pietro. Questa cerimonia segnerà la fine del Giubileo, insieme alla messa solenne celebrata dal papa.
Roma-Lazio, il BD in campo
«L’area che ho il piacere e l’onore di guidare – dice Gian Luca Carnevale, Responsabile per Lazio e Sardegna – è radicata su un territorio vasto che comprende tutta la regione Lazio e come ormai ben noto dal gennaio 2024 anche 11 filiali della Sardegna. Un’area che ha vissuto un allargamento grazie a due operazioni straordinarie del Banco: operazione Lanternina e operazione Mercadante. L’eterogeneità del territorio laziale abbiamo cercato di affrontarla attrezzando le filiali con squadre adeguate e con buon grado di conoscenza del territorio presidiato. Peso importante ha il motore di Roma Metropolitana che presenta delle enormi opportunità. I settori prevalenti, qui, sono terziario (con quota sempre crescente occupata dal turismo) e l’immobiliare. Poco presente nel perimetro urbano l’aspetto produttivo. Nelle altre provincie cambiano gli scenari anche se ci sono tanti tratti comuni: abbiamo certamente più presenza produttiva ed in alcune zone anche il settore dell’agricoltura è adeguatamente presente e ci garantisce opportunità di inserimento in un settore sano e con basso decadimento. Devo dire che il nostro brand, soprattutto nella Capitale, sta registrando un incremento di percezione e visibilità importanti, grazie sia alla capacità dei nostri uomini sul campo sia agli strumenti e i mezzi che la nostra azienda ci mette a disposizione. Presidiamo il territorio con un’organizzazione completa: oltre alle filiali, abbiamo anche una valida struttura Imprese, il Wealth Management e una rete di Consulenti Finanziari in crescita».
«Il BD qui vanta una presenza trentennale – aggiunge Pierluigi Mele, Responsabile di Filiale –. Le esigenze della clientela, sia consumer che business, sono in continua evoluzione cosi come gli strumenti che abbiamo a disposizione per poterla servire. Ma è sempre viva la richiesta del contatto diretto. Il connotato di banca tradizionale e territoriale rappresenta ancora un nostro punto di forza. Questi i numeri della filiale di via Po, che dispone di spazi ad hoc per la clientela small business e affluent: 2.150 c/c e un prodotto bancario di 320 mln di euro, distinti tra 92 di impeghi e 228 di raccolta».