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Il Banco Alimentare della Lombardia è il più grande d’Italia con oltre 33 milioni di pasti all’anno forniti a persone bisognose.

“Quello che spesso sorprende chi arriva al Banco Alimentare della Lombardia è che qui non si tratta solo di distribuire cibo: succede qualcosa di più profondo, umano. Ricordo ad esempio un volontario che aveva appena perso il lavoro: era un periodo di grande crisi, di sconforto e solitudine. È venuto a dare una mano, quasi per curiosità, e piano piano ha ritrovato la spinta per ripartire. Non era solo il gesto di aiutare gli altri a ridargli energia, ma anche la famiglia che ha trovato qui, nella comunità dei volontari, che lo ha sostenuto giorno dopo giorno. Grazie a questo supporto è riuscito a uscire dalla depressione e a ritrovare lavoro, con una nuova fiducia nel domani. Allo stesso modo, ricordo due volontari che avevano subito un lutto enorme in famiglia. Il dolore sembrava insopportabile, ma dedicandosi agli altri hanno riscoperto la bellezza della vita: non solo attraverso il gesto stesso di aiutare chi è in difficoltà, ma anche grazie alla rete di sostegno, all’amicizia e alla solidarietà che si crea tra chi condivide questa esperienza». Sono parole di Dario Boggio Marzet, volontario anch’esso, dirigente d’industria nel campo delle nuove tecnologie, nonché presidente del Banco Alimentare Lombardia, il più grande d’Italia. Parole che risuonano nel cuore, scaldano l’animo, commuovono e innescano il desiderio di capire come funziona nel dettaglio questa attività. 

Il recupero delle eccedenze alimentari

Intanto, va specificato, l’Associazione Banco Alimentare della Lombardia ODV fa parte della Rete Banco Alimentare. Nasce dal desiderio di dare un nuovo valore al cibo, trasformando ciò che rischierebbe di andare perso in una risorsa preziosa per la comunità. L’intuizione che c’è alla base è che le eccedenze alimentari non siano uno scarto, ma una ricchezza che può diventare sostegno concreto per chi si trova in difficoltà. L’idea è quella di creare un ponte: da una parte aziende e realtà produttive che hanno disponibilità di alimenti; dall’altra strutture caritative e persone che hanno bisogno di aiuto. La mission in sostanza è il recupero delle eccedenze alimentari, ovvero quei prodotti non più commercializzabili ma ancora commestibili, come gli alimenti con packaging rovinati o a scadenze ravvicinate oppure con errori di produzione.

La dinamica avviene tramite la filiera agroalimentare, ovvero produttori agricoli, industriali, distribuzione organizzata e ristorazione collettiva. Per poi distribuire il cibo alle organizzazioni partner, come ad esempio le mense per i poveri, le case-famiglia, le comunità per i minori, i centri d’ascolto, le unità di strada. Il tutto succede grazie a una comunità, una rete di persone e realtà diverse che quotidianamente mette in comune tempo, energie, idee e passioni. «Lavoriamo grazie a una logistica capillare e un’organizzazione strutturata sul territorio con una sede centrale a Muggiò e una periferica a Brescia, dove raccogliamo e smistiamo tonnellate di alimenti recuperati dall’industria, dalla distribuzione e da enti come l’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) – spiega il presidente Boggio Marzet –. Siamo operativi anche con il programma Siticibo di recupero e ridistribuzione di cibo cotto e fresco da mense aziendali, refettori scolastici, grandi eventi, esercizi commerciali e Grande Distribuzione Organizzata, che vengono recuperati e distribuiti in giornata alle strutture caritative di prossimità».

Il tutto viene svolto secondo un modello di economia circolare: Banco Alimentare salva cibo dallo spreco - che altrimenti diventerebbe rifiuto e verrebbe eliminato - per chi è in difficoltà, meglio ribadirlo, ma con un beneficio ambientale. I numeri sono da capogiro. Nel 2024 Banco Alimentare della Lombardia ha aiutato, attraverso l’assistenza a 1.084 strutture caritative, 209.067 persone bisognose, distribuendo gratuitamente 17.220 tonnellate di prodotti alimentari equivalenti a 33,4 milioni di pasti (Un pasto è equivalente a un mix di 500 g di alimenti in base ai LARN - Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana). Nel 2024 Banco Alimentare della Lombardia con la sua azione ha risparmiato al netto 18.474 tonnellate di CO2. Ogni progetto e ogni collaborazione hanno contribuito a rafforzare un senso di responsabilità condivisa, di partecipazione attiva.

Spreco alimentare e cultura del dono

Un evento importante in termini di comunicazione e approvvigionamento, ad esempio, è la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, l’evento di volontariato più partecipato in Italia: ogni anno, un sabato di novembre - nel 2025 è stato il 15 - migliaia di volontari davanti ai supermercati invitano le persone a fare la spesa per chi è in difficoltà. In Lombardia nel 2024 hanno aderito ben 1.750 supermercati e oltre 43.000 volontari che hanno raccolto 1.737 tonnellate di prodotti a lunga conservazione. «Il nostro impegno non si esaurisce qui –, continua il presidente –. Interviene anche su altri aspetti legati al nostro rapporto con il cibo, per esempio con attività di sensibilizzazione per far riflettere la cittadinanza sullo spreco alimentare e la cultura del dono. Senza dimenticare Banco Scuola, che offre ai giovani l’opportunità di riflettere sul valore etico del cibo, sull’importanza della solidarietà e sulla lotta contro lo spreco alimentare con finalità sociali».

Il Banco dunque non solo contribuisce a ridurre lo spreco, ma costruisce un sistema in cui solidarietà, responsabilità e sostenibilità si intrecciano, generando benefici che vanno oltre la semplice distribuzione del cibo. Le sfide sono molteplici a detta di Boggio Marzet. «Una delle più rilevanti riguarda la ricerca di fondi, necessaria per garantire continuità alle attività e sostenere le operazioni logistiche. Ottenere risorse sufficienti è spesso complesso, perché richiede la capacità di coinvolgere aziende, istituzioni e cittadini in maniera costante e affidabile, tenendo conto soprattutto del particolare momento di grande criticità che stiamo vivendo in relazione al delicato contesto sociale e politico attuale – sottolinea –. Un’altra sfida importante riguarda i volontari, molti dei quali hanno un’età avanzata. Mantenere attiva la partecipazione dei più esperti e favorire l’ingresso delle nuove generazioni richiede strategie mirate di reclutamento, sensibilizzazione e formazione continua. Per affrontare queste difficoltà, il Banco cerca costantemente di sviluppare percorsi strutturati per motivare, formare e accompagnare i volontari, assicurando così continuità, ricambio generazionale e qualità del servizio. Un’altra importante sfida che il Banco si trova ad affrontare è quella delle misure di accompagnamento: offrire dunque non solo cibo, ma anche strumenti, informazioni e supporto per migliorare l’autonomia delle persone bisognose e la loro e integrazione sociale. Un aspetto innovativo che pone il Banco come un vero ponte tra profit e non profit: da un lato valorizza le risorse delle aziende, dall’altro le trasforma in strumenti concreti di inclusione».

Una rete solidale più forte

Ciò detto il Banco oggi rappresenta non solo un punto di riferimento operativo, ma anche una fonte di ispirazione. La professionalità, la competenza maturata negli anni e la capacità di fare rete hanno infatti generato un impatto concreto su diversi fronti. «Le strutture caritative, ad esempio, stimolate e supportate anche tecnicamente da noi, hanno potuto crescere molto sul piano logistico e organizzativo, migliorando la loro efficacia e la qualità del servizio offerto –conclude il presidente Boggio Marzet –. Allo stesso modo, donatori e sostenitori, riconoscendo nel Banco affidabilità, trasparenza e serietà, si sono sentiti incoraggiati ad aprirsi con più convinzione al tema della sostenibilità, mettendo a disposizione non solo risorse ma anche competenze e creatività. In questo senso, l’ispirazione generata dal Banco ha contribuito a creare una rete solidale più forte, in cui ognuno trova il proprio modo di partecipare e di dare valore al bene comune. Una delle storie più belle è proprio questa: scoprire che dietro ogni pacco di alimenti distribuito c’è una comunità che si mette in gioco, un’energia che non si è mai spenta e che anzi continua a crescere con il passare del tempo».