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Effetto Zalone: il boom dei cammini è un fenomeno ormai dilagante che contagia oltre 300mila italiani

Di strada, il film, ne ha fatta parecchia. Del resto non ci si poteva aspettare altro da una pellicola che porta il titolo di Buen Camino. Uscita lo scorso Natale, ha registrato quasi dieci milioni di biglietti venduti per un totale di oltre 76 milioni di euro (dati febbraio 2025). Il più alto incasso della storia del cinema in Italia. Un colpo gobbo per Checco Zalone (alias Luca Pasquale Medici), l’attore-comico-sceneggiatore-regista che già aveva all’attivo successi come Sole a catinelle, Quo vado?, Tolo tolo. Bravissimo, non c’è che dire. Ma il botto di Buen Camino (interpretato da Zalone e diretto da Gennaro Nunziante) non si deve soltanto alle gag comiche e alla simpatia del protagonista. Bensì anche al fatto che il leit motiv del film – il cammino, appunto – è ormai diventato un tema molto caro agli italiani.

La 9a edizione del dossier Italia, Paese di Cammini realizzata da Terre di mezzo Editore e presentata lo scorso marzo a Milano nell’ambito della fiera Fa’ la cosa giusta!, parla di un settore in pieno boom. Il dossier, a cui ha contribuito anche il CAST (Centro di studi avanzati sul turismo dell’Università di Bologna) mette nero su bianco numeri impensabili fino a qualche anno fa: nel 2025 si sono messe in cammino in Italia oltre 300 mila persone. Un fenomeno tutto nuovo, che si riflette anche sulle economie dei territori attraversati. Un turismo lento, ecologico, consapevole, che riscopre le aree interne del nostro Paese. Attraversando e rivitalizzando quei borghi storici che sembravano destinati allo spopolamento e all’abbandono.

I numeri parlano chiaro: chi parte, cammina in media 7,4 giorni spendendo circa 87 euro al giorno. Nello scorso anno il settore ha generato quasi 2,5 milioni di pernottamenti e ha portato nelle casse dei territori attraversati oltre 216 milioni di euro. Cifre destinate a crescere. Nel 2025 i camminatori sono stati infatti il 56% in più rispetto all’anno precedente, e il 2026 promette altre sorprese. Questo anche grazie al fatto che le possibilità di scelta degli itinerari si stanno moltiplicando. Nel 2024 in Italia erano stati censiti 160 cammini; nel 2025 si è arrivati a 250; e altri percorsi sono in via di definizione.

Il cammino non è solo un trend in crescita, ma un fenomeno culturale in evoluzione. Si diversifica l’offerta, si specializza la comunicazione, ma soprattutto aumenta la consapevolezza. Chi parte lo fa per rallentare, per rigenerarsi, per fare nuovi incontri. A mettersi in viaggio sono soprattutto i giovani (studenti o neolaureati) e gli over 50 (professionisti che decidono di prendersi una pausa oppure pensionati). Molti percorrono i cammini per fede o ricerca interiore. Tanti sono spinti dalla voglia di staccare dallo stress quotidiano e di riconnettersi con la natura. Il camminatore tipo – sempre secondo il dossier di Terre di Mezzo Editore –ha solitamente un livello di istruzione medio-alto (laurea o post-laurea) e un forte interesse per la cultura e il territorio. 

Con la credenziale in tasca

I cammini storici e religiosi – primo tra tutti la Via Francigena – seguono gli itinerari battuti nel Medioevo dai pellegrini. Un tempo si viaggiava portando con sé lettere di raccomandazione che avevano lo scopo di assicurare protezione e assistenza al viandante lungo il tragitto. Oggi queste lettere sono state sostituite dalle cosiddette credenziali. Di che cosa si tratta? Di libretti cartacei su cui vengono apposti i timbri dei luoghi visitati durante il cammino. Alla fine del viaggio, viene rilasciata una certificazione (Testimonium) che attesta il percorso effettuato. La credenziale serve anche a ottenere tariffe agevolate nelle strutture convenzionate (ostelli, ristoranti, B&B). Il primo cammino a utilizzare il metodo delle credenziali è stato quello di Santiago, in Spagna. Seguito poi dai principali cammini italiani.

Ma quali sono gli itinerari più battuti nel nostro Paese? Oggi il più amato (e il più frequentato) è la Via degli Dei, che lungo 130 chilometri collega il centro di Bologna a quello di Firenze passando attraverso boschi, campi e crinali dell’Appennino. La Via degli Dei è un cammino storico, percorso fin dall’antichità da Etruschi e Romani, e utilizzato da mercanti e viaggiatori per tutto il Medioevo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il territorio fu teatro di aspri combattimenti perché proprio di lì passava la Linea Gotica. Oggi a ricordare quel periodo resta sul passo della Futa, su una collina spazzata dal vento, una distesa di lapidi bianche. È il cimitero militare germanico, dove sono stati sepolti oltre 30.600 caduti tedeschi. Da una parte il passato, dall’altra il futuro. La Via degli Dei guarda sempre avanti, e anche per questo è così appeal. È stato il primo cammino al mondo ad ottenere la certificazione GSTC (Global Sustainable Tourism Council ), che garantisce la sostenibilità e la responsabilità sociale in ambito turistico. 

Già, perché i cammini ormai non sono più soltanto un’indicazione su una carta geografica. Ma stanno diventando sistemi complessi che coinvolgono enti pubblici, soggetti privati, associazioni di volontariato. Con una recentissima normativa, il Ministero del Turismo ha istituito la Banca Dati dei Cammini d’Italia, che tra l’altro definisce gli standard di qualità nazionali, oltre ai criteri di sicurezza, accessibilità e valorizzazione culturale. Molte regioni finanziano la manutenzione e la valorizzazione dei percorsi attraverso i Fondi Europei di Sviluppo Regionale (Fesr) e curano le varianti locali dei grandi itinerari. Associazioni e federazioni riuniscono gestori, guide e appassionati per promuovere la cultura del camminare e monitorare lo stato dei percorsi. Insomma, una macchina complessa.

Il CAI (Club Alpino Italiano) si occupa in genere della segnaletica e della manutenzione. Oltre a gestire direttamente il Sentiero Italia, l’Alta Via più lunga del mondo: un itinerario escursionistico di quasi 7.000 chilometri (per la precisione 6.880) che attraversa le due grandi dorsali montuose italiane, cioè le Alpi e gli Appennini, scendendo fino alle isole. Il percorso, che è suddiviso in ben 400 tappe, parte da Santa Teresa di Gallura e prosegue in Sicilia prima di risalire lungo la dorsale appenninica e approdare sulle Alpi orientali. Da lì completa l’attraversamento dell’Italia utilizzando lunghi tratti di itinerari già esistenti come la Grande Traversata delle Alpi e l’Alta Via dei Monti Liguri. Ovviamente non viene proposto come un cammino unico, ma come una serie di itinerari da percorrere separatamente.

Via Francigena, il grande classico

Del resto anche il percorso della Via Francigena, che pure è molto più breve del Sentiero Italia (mille chilometri che toccano sette regioni), difficilmente viene coperto tutto a piedi in un unico viaggio. Si tratta comunque di uno dei cammini iconici italiani, anche per la bellezza di alcuni dei territori attraversati. Spesso paragonato al cammino di Santiago di Compostela per la sua importanza storica e spirituale, attira ogni anno decine di migliaia di walkers, che scelgono di camminare soprattutto nella zona della campagna Toscana. Anche se in realtà tutto il tracciato, dal colle del Gran San Bernardo a Roma, è un susseguirsi di tesori paesaggistici, artistici, naturali. Raggiunge centri come Aosta, Pavia, Lucca, Siena, Viterbo, e passa attraverso borghi che conservano atmosfere medievali intatte, come San Gimignano o Monteriggioni.

Per chi in un cammino cerca soprattutto la dimensione spirituale, l’ideale è la Via di Francesco. Raggiunge Assisi partendo da Firenze (a nord) oppure da Roma (a sud), e collega tra loro alcuni dei luoghi che testimoniano la vita e la predicazione del santo: Gubbio, Spello, La Verna, Valfabbrica, Foligno.

Tra i cammini più gettonati c’è poi la Via del Sale, una spettacolare strada bianca che collega Limone (sulle Alpi Piemontesi) a Monesi di Triora (in Liguria). Il percorso è molto amato dai camminatori sia per gli splendidi panorami, sia per il fatto che la lunghezza ridotta (30 chilometri) consente di coprirlo anche in una sola giornata.

Quel ramo del lago di Como…

Poco conosciuto ma davvero degno di nota è il Sentiero del Viandante, che corre lungo la sponda orientale del lago di Como, tenendosi sempre a poche centinaia di metri di quota dall’acqua. In tutto circa 70 chilometri, con partenza da Lecco e arrivo a Morbegno, alle porte della Valtellina. Lungo l’itinerario si incontrano piccoli borghi di case in pietra, ruderi di antichi mulini, castelli e fortificazioni, cappelle e chiesette. Il tutto mentre si cammina tra terrazzamenti coltivati a vite e olivo, con bellissimi scorci sul lago. Il tratto tra Varenna a Dervio è forse il più interessante, perché sul tragitto ci sono almeno due soste davvero obbligate: il castello di Vezio e l’orrido di Bellano. Il primo è un antico avamposto militare di origine medievale, eretto a difesa del lago e dei borghi circostanti dalla regina longobarda Teodolinda. L’orrido è invece una gola naturale creata 1,5 milioni di anni fa dall’erosione del torrente Pioverna e del ghiacciaio dell’Adda, che nel corso dei secoli hanno modellato la roccia creando gigantesche marmitte, anfratti e spelonche. Lo stretto canyon è visitabile grazie ad un sistema di passerelle ancorate sulle alte pareti a picco sull’acqua. Un percorso che promette di far parlare parecchio di sé nei prossimi anni è poi il Cammino del Gran Sasso: un anello di 61 chilometri diviso in cinque tappe, che si snoda in quota sulle montagne dell’Abruzzo con partenza e arrivo a Campo Imperatore. Il tutto attraversando altopiani con vista a volo d’uccello sui paesaggi circostanti, borghi medievali, canyon, tra distese di fiori e mandrie di cavalli al pascolo.

Organizzare la partenza

Insomma, non resta che partire. In fondo basta avere un po’ di chilometri nelle gambe e non farsi intimorire da eventuali acquazzoni. Lo spirito di adattamento farà il resto. Orientarsi è facile quasi dappertutto: un po’ perché i principali itinerari sono ormai molto ben segnalati, e un po’ perché non si è mai soli sul percorso. In ogni caso sui siti dei diversi cammini è possibile scaricare le cartine dettagliate di ogni tratta.

Anche il peso dello zaino è un problema facilmente risolvibile: perché lungo i principali cammini sono attivi servizi a pagamento gestiti da operatori privati (guide turistiche, taxisti, albergatori, agenzie di viaggio…) che offrono il trasporto bagagli da una tappa all’altra. Si può così camminare leggeri, portando con sé soltanto una giacca a vento, acqua e qualcosa da mangiare. E ogni sera, arrivati a destinazione, si troverà il proprio zaino con tutto il suo carico.

Di rado lungo i cammini ci si trova ad affrontare tratti di strada impervi, quindi non è necessaria nessuna preparazione specifica. Indispensabile, però, è calzare scarpe da trekking già collaudate, con un buon grip e una buona ammortizzazione. Oltre a indossare capi tecnici leggeri e traspiranti, che possono essere lavati la sera e che si asciugano rapidamente.