Festival dei Due Mondi: successo oltre le attese per la prima direzione di Daniele Cipriani. Record di incassi (1,1 mln), con 35 mila biglietti staccati
Le parole, diceva Nanni Moretti nel film Palombella rossa, sono importanti. Il nuovo corso del Festival dei Due Mondi riparte appunto da qui, dalle parole. Nel solco dell’adagio latino nomen omen: il destino, il carattere e l’identità di una cosa sono contenuti nel suo nome. Detto altrimenti, nel significante c’è il significato. Prendiamo “festival” e “due”. “Festival”: cioè un giorno o un periodo di celebrazione, di divertimento, di gioia. E poi “due”: immediato il richiamo al dialogo, all’empatia, all’equilibrio tra le parti. L’arte, per dirla alla Giorgio Gaber, è (non solo, ma anche) partecipazione.
Il leit-motiv di questo primo anno della gestione post-Veaute, la precedente direttrice, è intitolato “Radici”. L’idea è quella di riprendere dove il maestro Gian Carlo Menotti aveva interrotto la sua conduzione. Il 47enne Daniele Cipriani, nuovo Direttore Artistico della kermesse umbra, proveniente dal mondo della danza, prima come ballerino poi come impresario, ha tra l’altro la stessa età di quando Menotti prese in mano le redini del Festival. Senza dubbio una coincidenza benaugurante. «Ho fatto in tempo a conoscerlo nel 2001 – dice Cipriani – all’epoca in cui collaboravo col critico Alberto Testa per la Maratona Internazionale di Danza, che era il fiore all’occhiello di Spoleto e che è tornata in cartellone quest’anno. Non posso però dire, onestamente, di aver conosciuto bene il Maestro. Quello che so è che la straordinaria eredità menottiana caratterizzerà gli eventi del prossimo quinquennio, insieme a una ricerca costante nella contemporaneità più originale e sofisticata. Recuperarne lo spirito per me significa attualizzarla, rendendola così capace di costruire un ponte tra il passato e il futuro, tra culture ed espressioni apparentemente eterogenee. Non a caso il Festival si chiama “dei due mondi”. Considero questa edizione, che si è svolta dal 26 giugno al 12 luglio di quest’anno, un nuovo inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità, coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale. Ogni spettacolo ha una sua identità precisa, e un suo valore fondamentale anche nel dialogo tra artisti e discipline. Abbiamo costruito – aggiunge Cipriani – un cartellone di altissimo livello di spettacoli in esclusiva, che dà grande risalto a prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il prestigio di eccellenze già affermate. Raccogliendo la preziosa eredità culturale e imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico, affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione». Per far fronte ai, non pochi, problemi organizzativi, Cipriani è arrivato a Spoleto coi suoi bracci destri. Ha voluto con sé due talenti straordinari: come consulente per la Musica classica Beatrice Rana, pianista italiana di fama internazionale, acclamata dal pubblico e dai templi della musica classica; e come consulente per Opera e Prosa Leo Muscato, regista affermato nel mondo per la sua sensibilità nel mettere in scena opera e prosa sotto il segno della contemporaneità.
Una delle caratteristiche della rassegna spoletina, da sempre, è il mix di pratiche artistiche diverse interpretate da artisti differenti tra loro per età, nazionalità, estrazione sociale, cultura, orientamento politico. Opera, musica classica, musica pop orchestrata, danza, prosa, pittura, scultura. Mondi diversi che si incontrano. Se si mettono insieme i nomi di chi è passato da Spoleto 1958 a oggi, si capisce bene quanto qui, nel nome dell’arte, valga la regola che non ci sono regole: Luchino Visconti, Ezra Pound, Carla Fracci, Alberto Burri, Lucio Fontana, Tennessee Williams, Al Pacino, Roman Polanski, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo, Eugène Ionesco, Joaquin Cortés, Luca Ronconi, Tomas Milian, Luciano Pavarotti, Franca Valeri, Umberto Orsini, Dario Fo, Juliette Grecò, Gérard Depardieu, Riccardo Muti, Rudolf Nurejev, Jean Paul Gaultier, Christo, Romolo Valli, Mikhail Baryshnikov, Mika, Arisa. E la varietà delle proposte del 69esimo appuntamento non si discosta poi troppo da questo trend.
Ampliando la missione multidisciplinare e la vocazione globale che il Festival ha sempre promosso, quest’anno opera, musica, danza, teatro e arte dialogheranno insieme spaziando tra culture diverse e linguaggi contemporanei in una nuova dimensione condivisa, che nel tema delle “Radici” trova il valore del passato e la forza del cambiamento. 17 giorni di programma, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi, per un totale di 16.508 minuti complessivi di manifestazione, pari a 275 ore e cioè a circa 11 giorni e mezzo di arte non-stop: spettacoli in esclusiva, debutti mondiali ed europei, creazioni commissionate appositamente per il Festival, performance site-specific, per offrire un’esperienza di spettacolo dal vivo unica e irripetibile. Novità dell'edizione 2026 sono stati gli appuntamenti di Il Festival Incontra che, nella sede di Palazzo Racani Arroni, hanno offerto al pubblico, agli ospiti e alla stampa l’opportunità di conoscere più da vicino gli artisti protagonisti del Festival.
Passiamo ai numeri. La sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi - che ha tra i suoi main sponsor il Banco di Desio e della Brianza - ha registrato 35.000 biglietti da 44 Paesi del mondo emessi e un incasso oltre ogni record di quasi 1 milione e 100 mila euro: il risultato economico più alto di sempre. La presenza dei media è stata significativa, con 140 giornalisti accreditati, di cui 14 internazionali - un dato in forte crescita rispetto agli anni precedenti - per un totale di oltre 1.630 editoriali, registrando un incremento del 20%. Adesso si guarda avanti, all’anno prossino. Il Festival si dà appuntamento a Spoleto dal 25 giugno all’11 luglio 2027 per la sua 70esima edizione, un anniversario speciale che dopo il tema “Radici” troverà la sua naturale prosecuzione nel tema “Visioni”.