Salta al contenuto principale

Ha posto fine al dissidio tra Stato e Chiesa. Ha creduto nel potere della radio e del cinema. Ha condannato i totalitarismi. E adesso Desio celebra il suo figlio più illustre.

Lombardia, terra di Papi. Sono ben tre: Pio XI, nato a Desio nel 1857, Giovanni XXIII, di Sotto il Monte (BG) e Paolo VI, bresciano. Del primo, al secolo Achille Ratti, - come nel 1987 ricordava il cardinale Giovanni Colombo (anche lui della zona, essendo nato a Caronno Pertusella, in provincia di Varese) - «sono rimasti indelebili, anzi hanno sempre fatto spicco, alcuni tratti dell’indole lombarda, quali il senso della concretezza realizzatrice e la volontà ferma e coerente». Una figura caratterizzata dalla cultura del fare, quindi, ma anche del sapere. Poco dopo la sua elezione al soglio pontificio, avvenuta il 6 febbraio 1922, Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, ne fece il seguente ritratto: «È la cultura che sale al soglio di Pietro. È la scienza che ci appare rivestita dalle vesti pontificali. È il sapere che celebra il suo connubio con la fede».

Desio oggi rende onore a questo suo illustre concittadino con “Costruirò la casa della pace”, percorso espositivo multimediale e interattivo ospitato nella settecentesca Villa Cusani Traversi Tittoni, opera di Giuseppe Piermarini, quello del Teatro alla Scala di Milano. Ideato dal produttore televisivo Francesco Tagliabue, il progetto ha ricevuto il patrocinio della Regione Lombardia e del Banco di Desio e si inserisce in un’iniziativa a largo raggio che ha lo scopo di far conoscere i luoghi natali dei Papi lombardi e veneti del Novecento attraverso un cammino tra fede, cultura e memoria. Lo sviluppo è su 18 sezioni, grandi tele con immagini rare, un touch wall sulla vita di Achille Ratti, il diorama della seta, l’immersione a 360° nelle nevi del Monte Rosa, preziosi reperti del Museo di Casa Natale, i monitor con le testimonianze, storici frammenti di cinegiornali Luce, un grande libro digitale sul Vaticano creato dal Papa Brianzolo, un ologramma tridimensionale ad alta suggestione.

«Non è una mostra statica di reperti – spiega Tagliabue – ma una passeggiata dinamica nel tempo e tra i grandi episodi che hanno visto Pio XI protagonista attraverso allestimenti progettati per coinvolgere ed emozionare in particolare le nuove generazioni».

Dalla Brianza a Roma

Dopo gli studi ginnasiali a Milano e la licenza liceale al Parini, Achille Ratti completa il corso seminaristico a Roma dove il 20 dicembre 1879 riceve l’ordinazione sacerdotale. Tornato a Milano, insegna nel Seminario Teologico e nel 1888 è nominato Dottore all’Ambrosiana. Presto famoso nel mondo delle biblioteche, è chiamato da Papa Benedetto XV a dirigere la Biblioteca Vaticana. Nel 1918 è inviato in missione diplomatica in Polonia e Lituania, in un contesto di tensioni e violenze. Dopo la morte del cardinal Ferrari, nel 1921 è nominato arcivescovo di Milano e cardinale, ma pochi mesi dopo parte per il conclave che lo eleggerà Papa. Ma cosa può dire ancora a noi Pio XI?

Credette nella pace e si dedicò agli ultimi. Fu studioso (ricoprendo anche i prestigiosissimi incarichi di Prefetto della Biblioteca Ambrosiana e della Vaticana): diceva che l’ottavo sacramento dei sacerdoti è la scienza, scienza della verità, della virtù, della santità. Parole, queste molto attuali, una provocazione per i preti e tutti i battezzati, soprattutto in questo tempo di così rapidi cambiamenti e di scoperte sempre nuove.

Il Papa della pace

«Fu il Papa dell’Azione Cattolica – dice Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede –, da lui stesso definita “la pupilla del suo occhio destro”, che difese con forza nel dissidio del 1931 con il fascismo, in un impegno roccioso per la salvaguardia della dignità dell’uomo e della libertà della Chiesa. Per questo giganteggia, anche per la sua strenua lotta contro ogni totalitarismo, come si evidenzia nelle tre Encicliche promulgate nell’arco di sole due settimane: Mit brennender Sorge sul nazismo (14 marzo 1937), Divini Redemptoris sul comunismo ateo (19 marzo 1937) e Firmissimam Constantiam sulla situazione religiosa in Messico (28 marzo 1937). Considerava il nazismo più satanico persino del bolscevismo [Così Hermann Göring raccontò l’udienza che ebbe con lui nell’aprile del ’33: “Di fronte a quella piccola figura vestita di bianco, sentii il cuore accelerare i battiti come non mi era mai successo. Per la prima volta nella mia vita ebbi paura”, ndr]. Quando, il 19 settembre 1938, si riunì la Conferenza di Monaco, ultimo sterile tentativo di evitare la guerra, egli offrì la sua vita per la pace. Il Papa allora non fu ascoltato, come pare appaia anche oggi. Tornò sulla questione della pace l’anno dopo, nel discorso che avrebbe dovuto pronunciare nel febbraio 1939, in occasione del decennale dei Patti Lateranensi, alla cui vigilia morì, il 10 febbraio 1939. Pio XI avrebbe detto parole degne dei profeti biblici sulla pace».

I rapporti tra il Vaticano e il Terzo Reich avevano registrato un punto di non ritorno in occasione del viaggio di Hitler in Italia ai primi di maggio del 1938. Pio XI si ritirò a Castelgandolfo dopo aver fatto chiudere i Musei Vaticani e sbarrato l’accesso a San Pietro, ordinando all’Osservatore Romano di non fare alcun accenno alla visita. Meno di un anno e mezzo dopo l’Europa sarebbe caduta nel baratro della Seconda Guerra Mondiale.