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Vercelli e la risicoltura: un binomio inscindibile. Al cinema e nella realtà

Senza stare a farla tanto lunga, due sono le cose dalle quali non si può prescindere parlando di Vercelli: la squadra di calcio locale e il riso. Potremmo anche dire il passato e il presente. Partiamo dal primo. Ai tempi in cui - fine ’800 primi del ’900 - l’arte pedatoria muoveva qui da noi i primi passi, in questa parte del Piemonte viene alla luce un fenomeno in grado di sconvolgere gli equilibri e le logiche socio-economiche del football. All’epoca il triangolo Genova-Milano-Torino cominciava a dettar legge, ponendo le basi di un predominio che, in particolare per quanto riguarda le due ultime città, è ancora attuale. In questo scenario la mosca bianca fu la Pro Vercelli. Oggi sarebbe inimmaginabile pensare che a vincere il campionato possa essere la squadra di una città (allora) nemmeno capoluogo di provincia. Ma si sa, la palla è rotonda e tutto può accadere. Accadde così che dalla costola della Società Ginnastica Pro Vercelli, fondata nel 1887 da un campione olimpico di spada, tal Marcello Bertinetti, saltasse fuori cinque anni dopo una compagine di calciatori in grado di lasciare il segno - e che segno! - nel giro di appena tre lustri. Ripercorriamone le tappe più significative.

L’epopea delle “casacche bianche”

L’8 marzo del 1908 la Pro Vercelli arriva a Torino e rifila alla Juventus un secco 2-0. I bianconeri, che nell’occasione hanno inaugurato il nuovo campo, se ne tornano negli spogliatoi con le pive nel sacco, tra lo sconcerto dei tifosi. Alla fine del campionato di quell’anno arriverà il primo scudetto. Poi altri sei, l’ultimo nel 1922. Un bottino, per capirci, identico a quello messo insieme dalla Roma e dal Napoli in tutta la loro storia. Gianni Brera, nella sua Storia critica del calcio italiano, dedica un intero capitolo alla “ruvida epopea degli autodidatti vercellesi”, ricordando i nomi della prima formazione (da notare: tutti concittadini) che si cucì sulla maglia il tricolore: Innocenti, Salvaneschi, Celoria, Ara, Milano I (di cui di ricorda l’empito motivazionale prima del fischio d’inizio: allez, fioeuj, ca vinciuma!),

Leone, Romussi, Bertinetti, Fresia, Visconti, Rampini I. Nomi che oggi, immaginiamo, non dicono nulla a nessuno. Tra le “casacche bianche” (i colori sociali sono gli stessi del Real Madrid) qualche celebrità però ci fu, come Silvio Piola, miglior marcatore di sempre della Serie A, o Virgilio Rosetta, campione del mondo nel 1934.

Silvana Mangano, mondina pin-up

Poi, dicevamo, c’è il riso. Che per i vercellesi, e non solo per loro, è “amaro” solo al cinema. Due parole su questo film famoso, considerato un capolavoro del neorealismo, vanno però spese, anche perché fu effettivamente girato qui, in particolare alla Cascina Veneria di Lignana (che oggi è la più grande azienda risicola monocorpo in Europa grazie ai suoi 700 ettari di superficie e sorgenti proprie) e in quella di Le Selve di Salasco. Qualche antefatto e qualche aneddoto. Siamo nel 1947. Il regista Giuseppe de Santis è per caso alla stazione di Torino, di ritorno da Parigi dove è stato proiettato il suo Caccia tragica. Incrocia delle mondine che attendono il treno per tornare a casa. Parla con loro, sente le loro storie. Le dure condizioni di lavoro, sotto il sole cocente e con l’acqua alle caviglie, lo impressionano. Tornato a Roma scrive con Carlo Lizzani, con la supervisione di Corrado Alvaro, Cesare Pavese e Federico Fellini, una sceneggiatura che la casa cinematografica Lux accetta subito. Il produttore Riccardo Gualino conosce Gianni Agnelli e gli chiede di poter girare nella sua tenuta, la Veneria appunto (oggi di proprietà della famiglia Bertoldo). Le riprese durano tre mesi (siamo in estate, attori e comparse sono massacrati dalle zanzare). Il film uscirà nel 1949. Agnelli, sensibile al fascino della protagonista, Silvana Mangano, non si perde un ciak. Mitica la scena in cui lei balla il boogie-woogie, metafora di un’Italia che voleva voltar pagina e dimenticare la guerra. A dare un’occhiata passa anche Robert Capa, il più famoso fotografo di guerra di tutti i tempi. Il cast è stellare: oltre alla Mangano, una diciottenne che ha in curriculum solo il titolo di Miss Roma, due bellissimi dell’epoca: Vittorio Gassman e Raf Vallone, ex partigiano, avvocato fallito, giornalista all’Unità, per la prima volta davanti a una cinepresa.

Vercelli, capitale europea del riso

Dal dopoguerra le cose sono un po’ cambiate. Le mondine non esistono più e la filiera del riso, grazie ai fitofarmaci e alla meccanizzazione, ha un nuovo volto. E Vercelli è la capitale europea di questa coltura, coi suoi 72.783mila ettari coltivati nella sola provincia, con le sue 854 aziende agricole coinvolte, con le sue 100 varietà di riso, tra cui spiccano Carnaroli, Arborio, Baldo, Sant’Andrea, il Gigante Vercelli e il primo e unico DOP italiano, il riso di Baraggia Biellese e Vercellese, con la sua borsa merci risicola, la principale a livello continentale, cioè il luogo in cui si determinano i prezzi e le tendenze di mercato del settore, con la sue rete idrica artificiale e naturale, imperniata sul Canale Cavour (quasi 85 km) che collega Po e Ticino, che dà alla zona l’azzeccata definizione di “mare a quadretti”, con il suo Festival Internazionale del riso “Risò”, che ha superato le 70mila presenze nel 2025. L’Italia è il primo produttore di riso in Europa (1,4 milioni di tonnellate su 226mila ettari) e l’area vercellese produce da sola oltre la metà dell’intera produzione italiana con il 30% della superficie nazionale dedicata a questa coltura. Il picco di produzione di riso in Italia ha avuto il top nel 2010 (247mila ettari). Poi un leggero calo, sensibile nel 2023 e in ripresa nel 2025. Vercelli, in percentuale, ha subito flessioni meno significative rispetto alla media nazionale, anche in virtù della tipologia del territorio: i terreni qui sono argillosi e trattengono meglio l’acqua.

Le incognite, tuttavia, non mancano, come spiega Enrico Losi dell’Ente Nazionale Risi: «Per quanto l’Italia resti leader in Europa con circa il 60% della produzione totale, stiamo perdendo quote di mercato a causa delle massicce importazioni di prodotto dai Paesi extra Ue, in particolare dal sud est asiatico (India, Pakistan, Cambogia e Myanmar). Circa il 60% del riso importato nell’Ue non paga dazio e che è estremamente conveniente a causa della svalutazione del dollaro rispetto a un anno fa e del calo dei prezzi internazionali. Al momento lo scenario è piuttosto negativo, anche se si intravedono timidi segnali di ripresa a seguito del conflitto in Iran perché il prodotto di importazione costa un po’ di più, dando beneficio alla valorizzazione di quello italiano».

Il legame col territorio

«Vercelli si configura come una piazza con una forte identità agricola – spiega Enzo Bisoglio, direttore della filiale di via Luciano Manara –, che si riflette su una significativa presenze di aziende, impianti di trasformazione e attività correlate alla filiera agroalimentare. È presente comunque un tessuto economico composto da piccole e medie imprese attive nei settori del commercio, dei servizi e dell’artigianato. La popolazione di Vercelli si presenta con una quota significativa di residenti appartenenti alla fascia anziana. Questo elemento incide direttamente sul comportamento finanziario e sulla domanda di servizi bancari. Gli anziani rappresentano un segmento storicamente fedele alla relazione personale con la banca e mostrano una preferenza per modalità operative tradizionali. Tale inclinazione si riflette nella costante operatività attraverso gli sportelli bancari. Infatti nonostante la diffusione dei servizi digitali e dell’home banking, la popolazione vercellese, in particolare quella più âgéè continua a privilegiare il contatto diretto con la filiale. La clientela agricola, che rappresenta una componente significativa dell’economia vercellese grazie alla tradizionale vocazione risicola, mostra un approccio marcatamente conservatore nella gestione delle proprie disponibilità finanziarie. La filiale che dirigo presenta una struttura profondamente rinnovata, derivata dall’operazione Mercadante portata a termine nel corso del 2024. Tale integrazione ha permesso di rafforzare i modo significativo la nostra presenza sulla piazza di Vercelli, consolidando competenze, portafogli e capacità operative. Il principale punto di forza del Banco di Desio a Vercelli – conclude Bisoglio – è il forte radicamento storico sul territorio, avendo noi ereditato la migrazione dall’ex BNA, dove per anni la gran parte delle famiglie della città aveva il proprio conto. Questo passato ci garantisce ancora oggi un patrimonio di fiducia, relazioni consolidate e una profonda conoscenza della clientela locale».