A lungo in Ubi Banca e poi in Bper come Chief Retail & Commercial Banking Officer, Stefano Vittorio Kuhn approda ora alla guida del Banco di Desio.
La sua mission? Cogliere le opportunità in modo tempestivo
Dopo anni di crescita, trasformazione e rafforzamento sul territorio, Banco Desio apre una nuova fase del proprio percorso. Alessandro Decio lascia la guida del Gruppo a Stefano Vittorio Kuhn. Un passaggio che si inserisce in un momento particolarmente positivo per la Banca. I risultati degli ultimi anni raccontano infatti una realtà solida, capace di crescere, ampliare il proprio raggio d’azione e consolidare la propria presenza ben oltre i confini storici. Dal 2023, anno di avvio del piano industriale “Beyond 2026”, il Banco ha accelerato in modo significativo su tutti i principali indicatori, confermando la validità di un modello che continua a coniugare sviluppo, prossimità e attenzione al territorio.
Negli ultimi anni Banco Desio ha puntato sull’ampliamento della rete fisica, in controtendenza rispetto alla cosiddetta “desertificazione degli sportelli”, spesso considerata inevitabile. Possiamo dire che esiste ancora spazio per chi sceglie davvero di coniugare crescita, qualità e prossimità?
Certamente. La corsa alla dimensione, perseguita dai grandi gruppi attraverso fusioni e aggregazioni, o il modello full digital delle challenger bank, non sono a mio avviso le uniche strade possibili. Per Banco Desio, l’attenzione al territorio e il radicamento locale rappresentano punti di forza concreti, sui quali continuare a investire. Del resto, la sfida professionale che mi sono posto arrivando qui è proprio quella di rafforzare ulteriormente la nostra rete commerciale. È un obiettivo pienamente coerente con il DNA della Banca. Naturalmente bisogna muoversi con le giuste tempistiche e saper cogliere le finestre di opportunità offerte dal mercato. E poi la desertificazione bancaria, di cui tanto si parla, racconta solo una parte della realtà: negli Stati Uniti, ad esempio, JP Morgan, considerata dal World Banking Forum la miglior banca retail al mondo, continua ad aprire nuove filiali.
Tenendo conto del posizionamento e delle peculiarità del Banco, come immagina il percorso strategico dei prossimi anni?
Oggi assistiamo a una marcata evoluzione della clientela, sia retail sia corporate, fortemente influenzata dai cambiamenti tecnologici e digitali. I comportamenti delle famiglie e delle imprese stanno cambiando, ma in entrambi i casi resta fortissima la richiesta di personalizzazione del rapporto. È qui che dobbiamo collocarci: come una banca human touch, capace di tenere insieme ascolto e accessibilità dei servizi, relazione e canali remoti. Chi fa tutto esclusivamente con l’app resta ancora una minoranza. La maggior parte dei clienti cerca un modello ibrido: vuole consulenza, attenzione, risposte su misura, ma anche la possibilità di contare su un partner disponibile sempre, in qualunque momento. Credo che il nuovo piano industriale, che andremo a elaborare verso la fine dell’anno, dovrà proprio rendere compatibili questi due aspetti. Continueremo a investire sul canale fisico delle filiali, restando al tempo stesso competitivi in un’offerta integrata, capace di far entrare il cliente in Banco Desio dalla porta che preferisce. L’obiettivo finale è ampliare il perimetro operativo della Banca, così da sostenere gli investimenti necessari per affrontare la concorrenza facendo leva sulla nostra capacità, per così dire, sartoriale.
Quali ritiene siano oggi i principali punti di forza del Gruppo che si accinge a guidare?
Su questo non ho dubbi: le persone. Le persone che ogni mattina aprono le 280 filiali del Banco Desio rappresentano la nostra immagine più autentica. Certamente dovremo continuare a lavorare sulla formazione, dalla struttura centrale fino ai colleghi della rete. Per quanto mi riguarda, la valorizzazione del capitale umano è in cima alle priorità. La considero un fattore competitivo decisivo.
Domanda inaggirabile: alla fine, ossia guardando un po’ più in là dell’oggi, quale ritiene sarà l’impatto dell’AI sul settore?
L’impatto sarà trasversale e interesserà tutto e tutti. Molte attività verranno sostituite. Una rivoluzione, credo, come poche altre si siano viste nella storia dell’uomo degli ultimi duemila anni. Ci sarà un conto da pagare in termini sociali? Lo vedremo. Nelle epoche di grandi cambiamenti e nei grandi tornanti economici c’è sempre una generazione che ne soffre le conseguenze. Per quel che riguarda, in senso lato, il mondo finanziario l’intelligenza artificiale libererà tempo e risorse per nuove funzioni, automatizzando e razionalizzando operatività ancora oggi delegate alla persona. Ma, al di là di questo, si dovrà per forza, coinvolgendo tutti gli attori in campo, a partire dalla società civile, lavorare alla definizione di una regolamentazione “etica” di questa rivoluzione.
C’è il cosiddetto risiko bancario e poi - ormai sotto gli occhi tutti - il risiko vero e proprio, quello globale. Come giudica il processo che sta interessando i grandi istituiti di credito italiani e, dall’altro, gli sviluppi delle tensioni geopolitiche in atto?
Sono tematiche differenti che però si toccano e che segnalano un’epoca di grandi mutamenti. Il risiko bancario italiano si inserisce in un quadro più ampio, di livello continentale. L’Europa è sicuramente alla ricerca di champion in grado di competere sulla scena internazionale. L’operazione Unicredit-Commerzbank, tra altre, ne è un esempio. Direi che, volenti o nolenti, sia un trend inarrestabile e obbligato. Allo stesso tempo, però, la specificità italiana - fatta di una forte presenza di piccole e medie imprese, di distretti produttivi e di territori molto differenziati - continua a creare spazi per realtà come Banco Desio, che fondano il proprio valore su una conoscenza profonda del contesto locale. Sul fronte geopolitico, invece, siamo in una fase in cui ogni previsione può essere smentita rapidamente. Gli impatti economici più profondi non si vedono ancora in tutta la loro portata, ma un eventuale rialzo dei prezzi dell’energia potrebbe riattivare dinamiche inflattive e cambiare uno scenario che negli ultimi anni è stato caratterizzato da una relativa stabilità di tassi e mercati. Alla fine, come si può capire, gli effetti critici coinvolgeranno la vita delle famiglie.